Retrospettiva DC-Comics: NIGHTWING

 
l’ evoluzione di Dick Grayson

 

Succede che si cresce e si decide cosa fare della propria vita. Questo è ciò che accade a Dick Grayson[1], alias il primo Robin, che smessi i panni del sidekick di Batman decide di diventare a sua volta un eroe mascherato con il nome di Nightwing e la benedizione di Superman.
Agli albori del personaggio interpretato da Dick Grayson troviamo precedenti Characters che con il nome di Nightwing si muovevano nelle metropoli della DC Comics. Il primo Nightwing che la storia fumettistica ricordi si presenta come personaggio secondario della testata di Superman dove il nome Nightwing rappresentava un uccello proveniente e nativo del pianeta Krypton. In questo universo si muoveva un po’ come fosse il Robin della situazione e fu spesso associato al personaggio che si chiamava Flamebird. Erano gli anni d’oro della testata made in USA e spesso usavano cambiare identità e nome per dare profondità alla storia cercando di non rimanere impantanati in quei luoghi comuni che il fumetto supereroistico proponeva.
Nightwing fu rielaborato diverse volte e la sua prima rilettura importante fu nel 1985 quando in epoca Pre-Crisis (e successivamente nella serie limitata Crisis on Infinite Earths[2]) il personaggio non era altro che Superman, che, come vigilante era coadiuvato dal suo assistente Jimmy Olsen[3] nei numerosi viaggi verso il pianeta Kandor. Superman fu inspirato dai suoi numerosi incontri con Batman e Robin decide di quindi di affiancarsi Jimmy Olsen (con il nome di Flamebird) proprio come facevano i due eroi mascherati di Gotham City. In questa storia vediamo Superman privato dei suoi superpoteri, agire nella città di Kandor[4] assieme a Jimmy Olsen; entrambi dichiarati fuorilegge decidono di assumere delle nuove identità e si insediano nella Nightcave, un po’ l’alter ego della Batcave. Convertiranno poi l’automobile di Nor-Kan [5] nella loro Nightmobile. Una rilettura del mito di Batman in chiave cruda, nei panni di quello che fino ad allora era stato visto come il supereroe senza macchia che traeva forza dal sole. La testata ha successo e durante i primi anni ’60 del secolo scorso fa parlare di sé per la sua abilità narrativa e per il fatto che la DC iniziò a gettare le basi per le sue terre e timeline alternative.
Nel 1977, Van-Zee, secondo cugino e sosia di Superman userà il nome e il costume di Nightwing per salvare la sua famiglia e la sua stirpe come pochi anni fa aveva fatto l’Uomo d’Acciaio. Questa testata rimase poco attiva e si concluse prematuramente quando la DC decise di tirar fuori quello che sarebbe diventato uno dei suoi più grandi successi: Crisis on Infinite Earths. Dopo gli eventi di Crisi sulle terre infinite il riavvio della testata con DC Universe, Superman non ha più conoscenza di Kandor, invece, si ricorda di Nightwing come una leggenda metropolitana di Krypton, e la condivide con un giovanissimo Dick Grayson.

Corre l’anno 1985 e il mondo della DC aveva fatto quel grande salto che la portò all’interno di quei Crossover che l’avrebbe resa miliardaria negli anni a venire. E con essa l’avvento del Nightwing più conosciuto. Dick Grayson appende al chiodo il costume di Robin al compimento del suo diciottesimo anno


[1] Dick Grayson è la prima identità di Robin e appare per la prima volta come Robin su Detective Comics n. 38 (maggio 1940).

 

[2] Crisi sulle Terre infinite (Crisis on Infinite Earths, nota semplicemente come Crisis o anche Crisi) è uno dei primi crossover nel mercato fumettistico statunitense di genere supereroistico. Diviso in 12 numeri, è stato pubblicato dalla DC Comics nel 1985 (primo numero ad aprile, ultimo nel marzo dell’anno successivo) come primo tentativo di mettere ordine in una elefantiaca e confusa continuity. Tale compito venne affidato a Marv Wolfman, sceneggiatore, e George Pérez, disegnatore.

 

[3] È un giovane fotografo del Daily Planet, grande appassionato di computer e aspirante giornalista. Migliore amico di Clark Kent, nonché l’unico in grado di fotografare Superman durante le sue imprese.

 

[4] Kandor è una città immaginaria dei fumetti DC Comics. Nella finzione è situata sul pianeta Krypton, ed è stata miniaturizzata e imbottigliata dal supercriminale Brainiac.


[5] Personaggio dell’universo kryptoniano.
di età e come Nightwing ebbe il suo partner Flamebird in Bette Kane[1]. La testata Nightwing ha vita tra il 1996 e il 2009, quando Bruce Wayne muore e Grayson decide di diventare Batman lasciando Nightwing al destino.
Il costume di Nightwing indossato da Grayson era un vestito high-tech appositamente progettato per la sua resa in alta quota in stile acrobatico. I guanti e gli stivali contenevano ciascuna otto comparti in cui Grayson poteva riporre oggetti. Avevano una funzione di autodistruzione incorporata, simile a quelli nella cintura di Batman, e, come altra misura di sicurezza: la scarica laser che partiva quando qualcuno cercava di manomettere il costume. Dopo essere arrivato a New York, Grayson aggiunse al costume una cintura nera, eliminando la necessità contenitiva dei suoi stivali e guanti. Raccolti a molla nella parte posteriore del suo costume, Dick portava un paio di manganelli Eskrima a base di un polimero infrangibile, utilizzati come armi offensive e difensive.
Curiosità:
 –          Nella serie Nightwing, Dick Grayson allena un killer che viene chiamato “Nite-Wing” ma successivamente deve catturarlo quando si rende conto della sua vera natura.

 

–          Nella maxiserie Un anno dopo appaiono nelle serie Nightwing e Supergirl i personaggi Jason Todd, Cheyenne Freemont, e Power Girl utilizzando il nome “Nightwing”.

 

–          Il figlio adottivo di Superman e figlio naturale del generale Zod, Chris Kent, ha adottato questo nome durante la saga New Krypton, un crossover fra le varie collane dedicate a Superman.

 


[1]Bette Kane è un personaggio immaginario nell’Universo DC Comics. La sua prima apparizione fu negli anni sessanta come “Betty Kane”, Bat-Girl. Più tardi, il suo nome è stato modificato in “Bette Kane” e ha preso il costume di Flamebird.
 
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La filosofia del Supereroe dimenticato

La filosofia del Supereroe dimenticato

immagine realizzata da Roberto Forconi

 

La vera natura dell’uomo sta nel credere di essere un eroe, laddove il significato si perde tra gli annali del tempo e assume connotati supereroistici, lasciando poco spazio alla realtà evadendo quei confini dell’immaginario collettivo.
L’uomo (eroe) si sente padrone del proprio destino, anche se consapevole di essere costantemente nelle mani dell’uomo di potere (il Villain) e delle sue casate politiche (Checkmate? Skull?). Esso trova coraggio nelle scelte effettuate e si autoinfligge dolore e si inietta materia oscura (droga alla ricerca di superpoteri) affinché il nemico sia più facilmente abbordabile, e quindi sconfitto.
E’ la dura ricerca del sé, dell’ io che emerge sotto ogni aspetto sociale e si ricrea plasmandosi nelle mascelle quadrate dei vari Wayne o Kent che sia e si confonde tra le pagine di un albo a fumetti. Un po’ la stessa sostanza tattile e fantastica che emerge dal gioco di ruolo.
Questa piccola parafrasi perché ciò che si vuole analizzare oggi è la Natura e la Concezione Idealista del supereroe per eccellenza, senonché il primo di tutti, il quale è Nembo KidOps, meglio chiamarlo Superman, altrimenti i lettori di adesso si chiederanno: “Ma chi è sto Nembo che??”.
Tutti conoscono Superman, sanno che la sua nemesi è Lex Luthor e che proviene da Krypton. Tutti. E sempre tutti sanno che Superman è l’uomo d’acciaio e che apparentemente è indistruttibile. Oltre a ciò, tutti si chiedono “ma chi diavolo glielo fa fare a prendersi la responsabilità di tutta l’umanità?” E quindi “Ma ci è o ci fa?”.
Oggi si parla di Hugh Wolverine tutto muscoli guizzanti, di Chris capello fluente Thor, ma anche dell’eleganza sarcastica e intellettuale di Robert Downey Stark. Oggi i ragazzini sono affamati di eroi i quali non rispecchiano per niente i loro alter ego fumettistici. Si parla di visionarietà in certi film, ma si mostra superficialità (non sempre) e nell’estetica che si cerca di dare una spiegazione. Poi si assume un regista di grido e dopo avergli affibbiato l’etichetta dark, esso scrive il reboot di un personaggio come Batman, degenerandolo e facendolo diventare un altro. Ma piace, perché “è dark!”. E’ così che in questo contesto, un eroe senza macchia (ma ne ha molte di più di quelle immaginabili), lucente come il sole e forte come l’acciaio, diventa irrilevante e a qualcuno va irrimediabilmente sui maroni senza che il povero kryptoniano abbia fatto nulla.
Eppure nessuno gli riconosce il fatto di essere stato il primo. Vabbè, ma andiamo avanti.
La sua presenza raccoglie applausi oceanici, la prima volta che appare in pubblico è riconosciuto subito da tutti, semina gioia e conforto con la sua sola presenza. Proprio come un Messia tanto atteso. E non per altro fu creato da due ebrei che intesero dargli i tratti del Messia che si aspettavano: incapace di mentire, fortissimo e invincibile, giustiziere che lotta contro il male (sia contro il crimine, sia contro gli incidenti), pronto ad ascoltare la voce di chi gli chiede aiuto, capace di emozioni (innamorarsi, provare compassione), per il quale il supremo dovere (la Legge) viene prima di tutto. Superman però non è Gesù Cristo, non ne ha i tratti. Anzitutto perché è un Messia triste. Triste sia per il suo tratto assai sentimentale (l’innamoramento non corrisposto e l’impossibilità di realizzarlo anche nel caso in cui fosse pienamente corrisposto), sia per il suo stile non troppo divino (la coscienza dell’incapacità di far fronte ad ogni problema esistente sulla Terra).
Superman è un «messia» ma non è divino. Ha poteri pressoché divini, ma li usa come un uomo. E si rende conto anche di questo limite, ma gli è impossibile fare qualcosa di diverso, è ancora “troppo umano” (durante le uscitine con la Lois non sta certo risolvendo i problemi dell’umanità come suo solito).
«La nostra più profonda paura è di essere potenti oltre misura. Chi sono io per essere brillante, meraviglioso, talentuoso, favoloso? Noi siamo fatti per brillare ed emergere, per manifestare la gloria che è dentro di noi. E quando lasciamo la nostra propria luce risplendere, diamo inconsciamente agli altri il permesso di fare lo stesso. Quando ci liberiamo delle nostre stesse paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri»
Superman è conscio di essere tale, ma allo stesso tempo si maschera da goffo, da talentuoso incapace ed è spaventato di ciò che può fare all’umanità. Vive seguendo la penitenza della sua maledizione, già, perché è un essere maledetto dalla sua stirpe, per essere sopravvissuto nonostante il suo pianeta d’origine sia esploso generando frammenti d’incubo in cui super criminali si sono poi nascosti per generare il potere oscuro.
Kal-El è nascosto agli occhi del mondo, si vuole confondere perché gli umani non approverebbero la sua appartenenza (razzismo) e lo ridurrebbero a un fenomeno da baraccone. Quando vive come chi veramente è, pienamente e autenticamente, egli occupa il giusto posto nella comunità, nella quale può infine trovare appartenenza e soddisfazione. Indossando un’uniforme che con orgoglio celebra e onora la sua razza – essendo realizzata sulla base della bandiera che i suoi genitori gli hanno lasciato per accompagnare il suo viaggio – vola nei cieli saldo e senza vergogna. Superman è il vero e autentico individuo che accetta chi è nel profondo, celebrando questo vero sé e poi usando tutta la sua potenza per il bene tanto degli altri quanto suo.
Batman è il suo alter ego, laddove Wayne è accettato da tutti per il ruolo che occupa e spesso anche per la sua filantropia, mentre di notte, Batman è il cavaliere oscuro, l’uomo con la faccia da pipistrello, il vendicatore mascherato che cerca di porre fine all’ondata di crimine che sta affondando Gotham City. Batman accetta Superman perché sa che il suo essere è puro, ma si sente anche vicino a lui in quanto “uomini tristi in un mondo lacerato dalle ferite del tempo”. Entrambi cercano la redenzione.
Vogliamo chiamare ancora Superman il messia?
In un mondo attuale che apparentemente sembra avere bisogno di supereroi, la gente si dimentica chi è la macchia blu che sfreccia nei cieli.
Eppure gente, il mondo avrebbe davvero bisogno di Superman.
Vi invito in oltre a vistare la ArtPage di Roberto Forconi