I Poteri di Superman

2824589-13260-gamesrocks-supermanSuperman nasce nel ’38 quando il concetto di supereroe non esisteva e che ovviamente fu inventato grazie a lui; per cui nelle prime avventure che ci vengono mostrate lui non è il SuperDioChePuòTutto a cui un certo tipo di fumetti (specialmente dagli anni ’50 ai ’70) ci ha abituato.

– all’inizio lui non vola: compie solo grandi salti;
– è molto più forte di un normale essere umano: tanto da riuscire a scardinare a mani nude porte blindate, ma non riesce ad abbattere montagne con un pugno;
– è velocissimo: può superare in corsa un treno di quel periodo – che non raggiungeva la velocità di quelli odierni, ma non supera la velocità della luce;
– ha un udito e una vista sopraffini: può sentire la gente parlare a svariati km di distanza, ma c’è un limite;
– ha una vista di pari livello dell’udito: però non possiede i vari tipi di supervista che gli sono stati attribuiti nel corso degli anni (vista a raggi x e vista calorifica);
– ha una capacità polmonare eccezionale: può trattenere il respiro per ore e ore, ma non dispone del supersoffio che gli permetterà più avanti di spegnere incendi e generare cicloni.

Visto il successo del personaggio le altre case editrici del periodo fiutarono l’affare, ci si buttarono a pesce e generarono decine di veri e propri cloni di Supes: ma come potevano fare per rendere noti i loro eroi? Semplicemente rendendoli superiori all’originale, perciò si assistette a una e propria corsa al super-rialzo:
se una casa editrice rendeva il suo SuperMisterX in grado di compiere salti da una parte all’altra del pianeta, la DC dava a Superman la capacità di volare, da un giorno all’altro e senza spiegazioni; se la DC rendeva l’ Azzurrone forte come Ercole, gli editori avversari vedevano la puntata sul piatto e trasformavano i concorrenti in esseri divini, così la National rilanciava e rendeva Superman in grado di spostare pianeti interi. E avanti così, in un crescendo di superpoteri a volte anche ridicoli (il super-ventriloquismo).

Finito il boom dei superpersonaggi, che corrispondeva più o meno alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la famosissima Golden Age dei Comics, praticamente tutte le case editrici fallirono tranne quelle poche che sopravvissero anche inglobando le concorrenti (e facendo propri i personaggi di punta delle avversarie).
Non era più necessario alzare esponenzialmente i superpoteri di Kal, perchè non c’erano più avversari editoriali da combattere: questi si stabilizzarono più o meno su un livello che resterà tale fino agli ’70, quando il personaggio incominciò a stufare perchè troppo superiore e si incominciò a renderlo meno “super” e più “man”.

2225331-superboy_kon_el_009Era ora di esplorare nuovi target di mercato.
Una delle categorie che non erano state sfiorate dagli autori di Superman che si erano succeduti a Siegel & Scuster, e che invece era stata sfruttata dai suoi epigoni, era quella dei sidekick ovvero le “spalle” dei super protagonisti (a volte dotate delle stesse super abilità). Superman per definizione non poteva avere una di queste spalle, in quanto (almeno all’inizio) ci viene presentato come ultimo sopravvissuto all’esplosione del pianeta Krypton.
Come fare? Si decise semplicemente di forzare la storia che S&S ci avevano mostrato dal principio raccontandoci le avventure di un Clark Kent già adulto e stabilmente a Metropolis, già dotato di costume e super poteri pienamente sotto controllo. Ci venne raccontata la giovinezza di Clark a Smallville (solo accennata al momento del debutto editoriale) e ci venne mostrata l’eroica carriera di Superboy dotato degli stessi superpoteri che avrà da adulto. Il sidekick e il supereroe erano la stessa persona, mostrata in differenti periodi della propria vita.

Ovviamente tutto questo generò un’enorme incongruenza filologica, a cui ho accennato sopra, ma la DC decise di ignorare il tutto e di proseguire per decenni sulla sua strada, anche giustificata dalle vendite delle testate dedicate a Superboy che si mantennero quasi sempre buone. I puristi, però, incominciarono a stancarsi delle suddette incongruenze. Uno di questi puristi si chiamava John Byrne. Forte del successo ottenuto in Marvel dal suo ciclo su I Fantastici Quattro, e forte del fatto che la DC (nell’assumerlo) gli aveva dato carta bianca per rilanciare il personaggio di Superman (che ormai come già scritto stava perdendo parecchio appeal presso le nuove generazioni di lettori) il grande JB decise di adottare per Superman la stessa tattica adottata per i il Fantastico Quartetto: back to basicks, una nuova narrazione lineare di tutto quanto raccontato nei decenni!
Quindi, tra le altre cose, Superboy è sì più forte e più veloce degli altri suoi coetanei; però i suoi superpoteri corrispondono a quelli mostrati nelle primissime avventure di Superman. Questo stratagemma permise a Byrne di raccontarci la crescita di un ragazzo destinato a diventare un uomo, anzi un super uomo: con il progressivo passaggio all’età adulta si vide anche il progressivo aumento dei superpoteri. Quindi venne giustificato il passaggio dai super salti al volo, dalla forza superiore alla super forza, dalla capacità polmonare maggiore al supersoffio e così via per il resto dei superpoteri.

Personalmente credo sia un peccato che poi tutto questo lavoro eccellente sia stato a sua volta cancellato da una delle tante riscritture che ciclicamente la DC propone, ma tant’è: la legge del mercato domina sovrana e nel business non c’è spazio per la filologia.

gra

La Morte dei Supereroi

La Morte dei Supereroi

La morte, un concetto definitivo. Non per il genere supereroistico. La morte va a braccetto con il supereroe nel momento in cui la testata fumettistica sente il bisogno di cambiare, rinnovare e attrarre a sé nuovi lettori. Può essere un bene e può essere un male. Conosciamo come verità assoluta l’impossibilità di un supereroe di poter ritornare dal regno degli inferi per rendere giustizia a quel mondo lasciato in balia del dei supercattivi e ripristinare quel nome che era caduto nel limbo. Conosciamo anche la trepidante attesa alle fumetterie quando si tratta di andare a comprare quel numero in cui l’eroe immortale morirà per compiere il sacrificio estremo che salverà l’umanità.

La morte di Superman

Analizziamo un attimo quali sono i fattori che hanno portato l’industria del fumetto a rendere grazie alla Morte per aver risollevato l’economia a stelle e strisce.

Oggi si percepisce la necessità di un rilancio sia commerciale che ideale del supereroe, che però non può che passare attraverso un momento di crisi, in questo caso estrema e coincidente con la sua stessa morte.

La morte che genera lettori e fa risalire la cima ad esempio a una serie che dura ininterrottamente da 50 anni, come Spider-Man. Come previsto, Peter Parker appende il costume al chiodo in un albo in cui la trama resta il cliché dei Cliché, dove Doc Octopus piega il corpo dell’eroe e si impossessa della sua mente. ­­Un eroe che invece di morire, si trova in uno stato in cui è costretto a giocare la sua partita a scacchi contro il mietitore. Cosa ne esce fuori da questa apocalisse? Superior Spider Man, nuova testata, nuovi lettori, un boom di vendite e soprattutto un eroe diviso tra il bene e il male, un antieroe (come va di moda apostrofare l’eroe in bilico, cosa che più sbagliata non può essere) e la necessità di rivitalizzare un marchio (che per altro non ha mai avuto problemi di immagine).

Non è la novità e sia chiaro. Gli sceneggiatori di Comics hanno più volte utilizzato questa formula per dare un punto di svolta agli intrecci supereroistici e tentare di fare la fortuna economica del settore. Clamorosa e soprattutto leggendaria è la prima volta che venne utilizzato questo format con “La Morte di Superman” in un albo in cui l’eroe kryptoniano cede definitivamente alla morte dopo uno scontro epico con l’alieno Doomsday. L’immagine di Sups tra le macerie con il costume ridotto a brandelli è entrata di diritto nell’iconografia superoistica mondiale. Code alle fumetterie, dibattiti che sfociarono perfino in tv e i fan disposti a tutti pur di averne una copia. Una copia che è diventata un albo di culto e di valore per i collezionisti (io stesso ne possiedo due, una Italiana Prima Stampa e una Americana originale).

Ciò era già successo precedentemente con Flash, il quale, pena uno scarso interesse dai fan, uscì fulmineamente di scena durante la prima metà degli anni 1985, ma senza generare “morte e raccapriccio tra i fan”. La Marvel stessa fece la stessa cosa più volte con il personaggio della mutante Jean Gray, ma inizialmente accadde solo per uno scarsissimo interesse dei fan verso quel dato personaggio. Gray, detiene forse la palma di eroina più “scomparsa” del panorama fumettistico supereroistico.

Poi venne Johnny Storm… Ma questo fu solo l’inizio di tante altre celebri morti.

La morte di Captain America

L’idea del trapasso dell’eroe (cui segue pronta e confortante rinascita) è un fatto fortemente innovativo all’interno dell’immagine di questa figura che i media hanno sempre costruito. Essa è da sempre considerata inattingibile e solo in parte soggetta ai vincoli fisici che la condizione umana da sempre impone. Questa innovazione introduce quindi un forte senso di umanità all’interno dell’immagine pseudo mitica che i supereroi hanno sempre avuto e in virtù della quale sono stati concepiti.

Da citare almeno due delle morti più celebri del panorama fumettistico dopo quelle già citate. La prima, e forse più importante avvenne con il Capitano più famoso della storia su carta: Captain America.

Con la vittoria dei supereroi pro-registrazione alla fine della saga CIVIL WAR, Steve Rogers si è consegnato alle autorità per garantire ai suoi compagni ribelli una seconda possibilità. L’eroe a stelle e strisce finisce così nelle mani della giustizia, quella stessa giustizia che per anni ha rispettato e fatto rispettare.

E’ una delle pagine più amare nella vita di Capitan America: in manette, portato in tribunale, si prepara ad un processo che non subirà mai… Da un palazzo Crossbones, un vecchio nemico, gli spara ferendolo. Lo finiscono dei colpi ravvicinati all’addome; a spararli è Sharon Carter, la sua amata “storica”, sotto il controllo ipnotico dello psichiatra criminale Dottor Faustus.E’ la morte di Capitan America, la morte del Sogno.

La morte di Superman, la paralisi di Batman, la follia di Lanterna Verde, il clone dell’Uomo Ragno, la morte di Mr. Fantastic… lo stesso Capitan America in quegli anni si ammalò gravemente (per poi guarire dopo circa un anno). Episodi che gettano ombre sulle scintillanti “armature” (costumi) degli eroi più amati dal pubblico e che si risollevano tra luci ed ombre generando quel caos di colori e idee che ha risollevato il fumetto made in USA.

Ma sappiamo che nonostante il costume venga appeso al chiodo, e le città si riempiono di criminali mentre la popolazione è paralizzata da quest’ondata di super crimine, “l’effetto fenice” colpisce sempre e gli eroi tornato per sistemare il tutto. Perché, ricordate, (come il titolo di un’avventura ruolistica da me scritta)… HEROES NEVER DIES!

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Iron Man 3: la recensione (NO SPOILER)

iron-man-3-poster (1)Partiamo dalla fine, dall’ultima cosa interessante che appare sullo schermo.

Non mi riferisco all’ormai tradizionale scena post titoli di coda (tra l’altro molto divertente)  per cui i cinecomics Marvel sono famosi e con cui hanno fatto scuola: quello di cui sto parlando viene dopo ed è uno scarno trafiletto, poche semplici parole che ci rassicurano sul fatto che la saga di Iron Man al cinema non è affatto finita. Tony Stark ritornerà. Se tornerà ad essere interpretato dall’ottimo Robert Downey jr non ci è dato di sapere, però ritornerà.

Il film.

RD jr è bravo, anzi ottimo come scritto sopra e come ormai perfino i sassi sanno. Dà il meglio di sè quando viene lasciato libero di “gigioneggiare” sullo schermo, imbastendo gag a ripetizione con o senza armatura; ma anche nei rari momenti di introspezione, che comunque superano di gran lunga quelli visti in Iron Man 2, dimostra il suo immenso talento. L’idea di far soffrire di stress post traumatico Tony per i fatti accaduti a New York durante Avengers è vincente, sulla carta: in pratica è solo accennata, ma mi sorge il dubbio che sia una scelta voluta dallo sceneggiatore e regista Shane Black. Troppo spesso, negli ultimi anni, si è parlato di super eroi cinematografici tormentati e oscuri come i sedicenti cavalieri che dovrebbero rappresentare: a buon intenditor…

La pellicola non si discosta dal classico schema introduzione-primo scontro-caduta e ritorno dell’eroe: non è necessario, in un film come questo, innovare il genere; non quando si hanno a disposizione pezzi da 90 come Downey jr, Gwyneth Paltrow, Guy Pearce e soprattutto il magnifico Ben Kingsley, ben supportati da gente come Don Cheadle, Jon Favreau e Rebecca Hall. Tutti bravi, alcuni addirittura superlativi, nell’interpretare la parte a loro assegnata.

E siamo così arrivati al punto dolente. I personaggi e soprattutto le forzature che li caratterizzano.

iron-man-3-posterOgni fan di un personaggio dei comics Usa sa e accetta che il proprio eroe per approdare felicemente al cinema deve subire degli adattamenti. Lo sa e lo accetta, perchè si rende conto che altrimenti il suo idolo non sopravviverebbe nel campo di battaglia che è il box office; l’eroe deve piacere a tutti: a chi ne legge le avventure da sempre e a chi lo incontra per la prima volta dopo aver pagato il biglietto. Il fan, il vero fan, come detto lo sa e lo accetta. Per restare nell’ambito del Vendicatore Dorato le origini mostrate nel primo film non sono certo quelle che tutti conoscono; così come la relazione tra Tony, Pepper e Happy narrata nel corso degli anni da Stan Lee & degnissimi soci non corrisponde a quanto visto sullo schermo; pure si possono accettare modifiche dei personaggi non proprio leggere come quella vista con Whiplash in Iron Man 2.

Però.

Però quanto è stato fatto in Iron Man 3 è troppo. Passi l’idea di accorpare AIM e Killian e passi pure l’idea di scambiare i ruoli dello stesso Killian e di Maya Hansen (chi era semplice comparsa diventa protagonista e viceversa). Ma non può passare sotto silenzio lo stravolgimento totale del Mandarino, anche se (lo dico a scanso di equivoci) è coerente con l’universo narrativo che ci è stato raccontato finora ed è fondamentale nell’economia del film.

Non entro nei dettagli per non rovinare la sorpresa a chi ancora non ha visto, dico solo ai fan più integralisti di non storcere troppo il naso e guardare oltre: nonostante tutto questo il film si lascia vedere più che volentieri. Anche grazie a un lungo finale ricco di azione e con il concetto di “armatura” finalmente sfruttato appieno le due ore seduti in poltrona (non troppo comoda, la mia) passano veloci e alla fine non si rimpiange di essere andati al cinema e, anzi, si esce piacevolmente soddisfatti.

Senza ombra di dubbio un ottimo punto di partenza per la Fase 2 dell’Universo Marvel Cinematografico.

gra

L’uomo più Potente del Mondo: Lex Luthor!

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Mi fornisca le sue generalità: Lex.

Non scherzi con le autorità Mister Luthor, mi fornisca i suoi dati reali: Alexander Joseph Luthor

Luogo di Nascita? Metropolis, Action Com… ehm..

Altezza e peso Mister Luthor: 188 cm più 1 sopra il mondo, circa 95kg di intelligenza.

Segni particolari? Non scherzi con me agente, sa benissimo chi sono io (lo dice accarezzandosi i capelli).

Lavoro? Villain, Scienziato, Presidente degli Stati Uniti! … Eliminare Superman!

La nemesi di Superman, uno, forse il primo vero Supervillain che la storia supereroistica ricordi. Un uomo, una mente dedita al crimine, al superamento dei limiti umani e un’idea, quella di conquista e potere. Unica ragione di vita? Essere Superman! Luthor in realtà non lo ammetterebbe mai, ma noi lettori sappiamo che questa è la verità. Luthor nasce, cresce e si moltiplica nei vari universi DC, ma resta sempre fedele al suo scopo e raggiunge vette inaspettate come la Presidenza degli Stati Uniti d’America. Bisogna dare a Luthor ciò che è di Luthor: la leadership!

Alexander Joseph Luthor nasce artisticamente nel numero 23 della testata Action Comics; correva l’anno 1940, e gli insuperabili Jerry Siegel e Joe Shuster crearono quello che nelle decadi a venire divenne l’uomo più potente sulla Terra…. E soprattutto aveva i capelli rossi! Ebbene si gente, Luthor calvo fu una svista dei disegnatori e da lì la storia! Solo nel 1960, Siegel decise di espandere il passato di Lex costruendo la storia nella quale Superman e Lex erano amici d’infanzia e che perse i capelli a causa di un incendio in laboratorio; da lì Luthor meditò vendetta.

All’inizio della sua carriera Luthor venivano dipinto come uno scienziato pazzo un po’ pulp che cercava di conquistare il mondo con la sua futuristica scienza tecnologica; il suo genio folle e le sue megalomanie sono al centro della narrazione e vedono spesso coinvolto Lex nella creazione di super tecnologie in grado di sovvertire l’ordine pubblico e creare una sorta d’odio generale verso Superman; viveva in una citta volante e possedeva il controllo di parecchi stati europei.

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Nel 1986, il genio di John Byrne ridisegnò in “The Man of Steel” le fattezze e le origini di Luthor. Lex divenne una sorta di eroe machiavellico, genio superlativo, abilissimo nelle scienze tecnologiche, genetiche, informatiche, genetiche. Nasce nel quartiere Suicide Slum e diventa grande amico di Perry White, il quale assiste alle numerose scenate dei genitori, e rimane orfano a causa di un incidente su cui non viene mai fatta piena luce. In seguito a questo lutto, Lex, intasca un premio assicurativo pari a 300.000 dollari per l’incidente che gli ha portato via i genitori; investe abilmente la quota, gettando le basi per la LexWing, gruppo aereo all’avanguardia che lo pone al centro di fortunate attività lucrose. Dopo anni di astute manipolazioni di mercato, di intrighi finanziari e di omicidi a tradimento, il giovane magnate fonda la Lexcorp, una potente multinazionale le cui attività comprendono lo spettacolo, le comunicazioni, la produzione di armi, le partecipazioni bancarie e finanziarie, le sperimentazioni di tecnologie segrete riservate agli agenti del governo degli Stati Uniti. In poco tempo, questo colosso finanziario assicura a Luthor il posto di terzo uomo più ricco e potente del mondo. Le sue collaboratrici più strette e fidate sono Mercy e Hope, presunte discendenti delle Amazzoni. Dopo aver trucidato senza pietà ogni persona capace di frenare la sua ascesa al potere, Luthor riconosce in Superman l’ultimo ostacolo al potere assoluto da sempre bramato, e nel tentativo di ucciderlo arriva a studiare tutte le forme di kryptonite. Nei laboratori segreti della Lexcorp, egli produce una massiccia quantità di kryptonite sintetica. Infine, diviene Presidente degli Stati Uniti d’America con indici di gradimento altissimi per aver ricostruito Metropolis e Gotham City. È, insieme ad Agamennone, il fondatore della Lega dell’Ingiustizia, un gruppo che comprende i più pericolosi criminali del mondo, tra cui Joker. Nei combattimenti normalmente utilizza un’armatura verde che ne potenzia il fisico, gli permette di volare e con incluse delle armi. Ha anche scoperto la vera identità di Superman. Ha come avversario anche Batman, che più volte ha fatto squadra con Superman e la Lega della Giustizia per contrastarlo. Essendo un miliardario, un alto esponente della politica e dell’economia, Luthor è un criminale che commette reati tipici dei “colletti bianchi”, e, avendo molto denaro, una grande influenza politica e un’enorme schiera di avvocati riesce sempre a nascondere le prove dei suoi reati o comunque a uscirne impunito. Nei fumetti Lex Luthor appare come il più importante cittadino di Metropolis e probabilmente l’uomo più intelligente del pianeta.

Insomma, nel ritratto di Luthor si evincono tipici comportamenti moderni dell’uomo dell’alta classe, politico, apparentemente filantropico, in grado però di sovvertire le leggi o ricrearle a sua immagine e somiglianza. Luthor diventa così il Berlusconi o il Donald Trump odierno, ma questa è un’altra storia…

Fumetti Consigliati:

–          Lex Luthor: la biografia non autorizzata, di James D. Hundnall e Eduardo Barreto.

–          Kingdom Come, di Alex Ross e Mark Waid.

–          Superman: Lex 2000 di Jeph Loeb, Harris & Snyder.

–          Blackest Night di Jeoff Johns e Ivan Reis

–          Brightest Day di Jeoff Johns, Peter Tomasi e Ivan Reis.

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La filosofia del Supereroe dimenticato

La filosofia del Supereroe dimenticato

immagine realizzata da Roberto Forconi

 

La vera natura dell’uomo sta nel credere di essere un eroe, laddove il significato si perde tra gli annali del tempo e assume connotati supereroistici, lasciando poco spazio alla realtà evadendo quei confini dell’immaginario collettivo.
L’uomo (eroe) si sente padrone del proprio destino, anche se consapevole di essere costantemente nelle mani dell’uomo di potere (il Villain) e delle sue casate politiche (Checkmate? Skull?). Esso trova coraggio nelle scelte effettuate e si autoinfligge dolore e si inietta materia oscura (droga alla ricerca di superpoteri) affinché il nemico sia più facilmente abbordabile, e quindi sconfitto.
E’ la dura ricerca del sé, dell’ io che emerge sotto ogni aspetto sociale e si ricrea plasmandosi nelle mascelle quadrate dei vari Wayne o Kent che sia e si confonde tra le pagine di un albo a fumetti. Un po’ la stessa sostanza tattile e fantastica che emerge dal gioco di ruolo.
Questa piccola parafrasi perché ciò che si vuole analizzare oggi è la Natura e la Concezione Idealista del supereroe per eccellenza, senonché il primo di tutti, il quale è Nembo KidOps, meglio chiamarlo Superman, altrimenti i lettori di adesso si chiederanno: “Ma chi è sto Nembo che??”.
Tutti conoscono Superman, sanno che la sua nemesi è Lex Luthor e che proviene da Krypton. Tutti. E sempre tutti sanno che Superman è l’uomo d’acciaio e che apparentemente è indistruttibile. Oltre a ciò, tutti si chiedono “ma chi diavolo glielo fa fare a prendersi la responsabilità di tutta l’umanità?” E quindi “Ma ci è o ci fa?”.
Oggi si parla di Hugh Wolverine tutto muscoli guizzanti, di Chris capello fluente Thor, ma anche dell’eleganza sarcastica e intellettuale di Robert Downey Stark. Oggi i ragazzini sono affamati di eroi i quali non rispecchiano per niente i loro alter ego fumettistici. Si parla di visionarietà in certi film, ma si mostra superficialità (non sempre) e nell’estetica che si cerca di dare una spiegazione. Poi si assume un regista di grido e dopo avergli affibbiato l’etichetta dark, esso scrive il reboot di un personaggio come Batman, degenerandolo e facendolo diventare un altro. Ma piace, perché “è dark!”. E’ così che in questo contesto, un eroe senza macchia (ma ne ha molte di più di quelle immaginabili), lucente come il sole e forte come l’acciaio, diventa irrilevante e a qualcuno va irrimediabilmente sui maroni senza che il povero kryptoniano abbia fatto nulla.
Eppure nessuno gli riconosce il fatto di essere stato il primo. Vabbè, ma andiamo avanti.
La sua presenza raccoglie applausi oceanici, la prima volta che appare in pubblico è riconosciuto subito da tutti, semina gioia e conforto con la sua sola presenza. Proprio come un Messia tanto atteso. E non per altro fu creato da due ebrei che intesero dargli i tratti del Messia che si aspettavano: incapace di mentire, fortissimo e invincibile, giustiziere che lotta contro il male (sia contro il crimine, sia contro gli incidenti), pronto ad ascoltare la voce di chi gli chiede aiuto, capace di emozioni (innamorarsi, provare compassione), per il quale il supremo dovere (la Legge) viene prima di tutto. Superman però non è Gesù Cristo, non ne ha i tratti. Anzitutto perché è un Messia triste. Triste sia per il suo tratto assai sentimentale (l’innamoramento non corrisposto e l’impossibilità di realizzarlo anche nel caso in cui fosse pienamente corrisposto), sia per il suo stile non troppo divino (la coscienza dell’incapacità di far fronte ad ogni problema esistente sulla Terra).
Superman è un «messia» ma non è divino. Ha poteri pressoché divini, ma li usa come un uomo. E si rende conto anche di questo limite, ma gli è impossibile fare qualcosa di diverso, è ancora “troppo umano” (durante le uscitine con la Lois non sta certo risolvendo i problemi dell’umanità come suo solito).
«La nostra più profonda paura è di essere potenti oltre misura. Chi sono io per essere brillante, meraviglioso, talentuoso, favoloso? Noi siamo fatti per brillare ed emergere, per manifestare la gloria che è dentro di noi. E quando lasciamo la nostra propria luce risplendere, diamo inconsciamente agli altri il permesso di fare lo stesso. Quando ci liberiamo delle nostre stesse paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri»
Superman è conscio di essere tale, ma allo stesso tempo si maschera da goffo, da talentuoso incapace ed è spaventato di ciò che può fare all’umanità. Vive seguendo la penitenza della sua maledizione, già, perché è un essere maledetto dalla sua stirpe, per essere sopravvissuto nonostante il suo pianeta d’origine sia esploso generando frammenti d’incubo in cui super criminali si sono poi nascosti per generare il potere oscuro.
Kal-El è nascosto agli occhi del mondo, si vuole confondere perché gli umani non approverebbero la sua appartenenza (razzismo) e lo ridurrebbero a un fenomeno da baraccone. Quando vive come chi veramente è, pienamente e autenticamente, egli occupa il giusto posto nella comunità, nella quale può infine trovare appartenenza e soddisfazione. Indossando un’uniforme che con orgoglio celebra e onora la sua razza – essendo realizzata sulla base della bandiera che i suoi genitori gli hanno lasciato per accompagnare il suo viaggio – vola nei cieli saldo e senza vergogna. Superman è il vero e autentico individuo che accetta chi è nel profondo, celebrando questo vero sé e poi usando tutta la sua potenza per il bene tanto degli altri quanto suo.
Batman è il suo alter ego, laddove Wayne è accettato da tutti per il ruolo che occupa e spesso anche per la sua filantropia, mentre di notte, Batman è il cavaliere oscuro, l’uomo con la faccia da pipistrello, il vendicatore mascherato che cerca di porre fine all’ondata di crimine che sta affondando Gotham City. Batman accetta Superman perché sa che il suo essere è puro, ma si sente anche vicino a lui in quanto “uomini tristi in un mondo lacerato dalle ferite del tempo”. Entrambi cercano la redenzione.
Vogliamo chiamare ancora Superman il messia?
In un mondo attuale che apparentemente sembra avere bisogno di supereroi, la gente si dimentica chi è la macchia blu che sfreccia nei cieli.
Eppure gente, il mondo avrebbe davvero bisogno di Superman.
Vi invito in oltre a vistare la ArtPage di Roberto Forconi