The Marvel side of the comics

brand-new-dayEsordisco su questo blog con la prima puntata di quello che spero diventi un appuntamento fisso, o quasi. Potrei parlare di fumetti dal punto di vista di un appassionato Marvel (ma non solo), potrei esaminare “il lato meraviglioso dei fumetti”, oppure entrambe le soluzioni o ancora nessuna delle due. Insomma il più classico dei working in progress.

Come cominciare?

Chi mi conosce sa che io sono un fan dell‘Uomo Ragno (sì, io lo chiamo ancora così) che reputo il migliore tra i supereroi; non è importante stabilire se sia la verità o meno:  è importante sottolineare le emozioni che Peter Parker e tutto il suo mondo di comprimari e super nemici mi suscitano dalla prima volta che ho letto una pagina che li vedeva protagonisti.

Fin dalla primissima avventura di cui ho memoria (il Giornalino dell’Uomo Ragno n.10 “Un folletto di nome Goblin”, 1981, Editoriale Corno) non ho potuto fare a meno di innamorarmi fumettisticamente parlando del mondo di Peter: e sto parlando di una collana che pubblicava materiale dichiaratamente per bambini, con storie brevi di 10-12 pagine disegnate in modo essenziale e sceneggiate in maniera anche più basilare. Eppure quel poco bastò perchè obbligassi la mia mamma a comprarmi tutto quello che in edicola riguardava l’ Uomo Ragno, comprese le storie più adulte che comparivano nelle altre testate che lo vedevano protagonista. Quella storia fu la scintilla che anni dopo riaccese il fuoco che proverbialmente covava sotto le ceneri e sebbene da anni avessi abbandonato il mondo dei supereroi, complice una lunghissima e obbligata degenza ospedaliera, bastò la copertina del numero 57 pubblicato dalla Star Comics  (“Con la forza delle braccia”) perchè la mia passione per i fumetti americani esplodesse nuovamente.

E’ necessaria una pur minima presentazione del personaggio in questione.

Nei primi anni ’60 del secolo scorso il Sorridente Stan Lee, con l’aiuto fondamentale del Re Jack Kirby, ha già iniziato a creare le basi dell’Universo Marvel: i Fantastici Quattro, Hulk  e Ant-Man hanno già debuttato. Si tratta di personaggi innovativi per come vengono presentati: non i soliti super eroi invincibili che fino a quel momento pubblicava la National, ma eroi per forza che a seguito di una casualità diventano super; con la conseguenza che anche i problemi che li affliggono diventano super: sono nati i supereroi con super problemi.

Manca però un personaggio che sappia catturare gli adolescenti dell’epoca, che alla fine sono pur sempre il target di riferimento per una pubblicazione a fumetti. Le leggende che raccontano la nascita del Vostro Uomo Ragno di Quartiere si sprecano, e io non sprecherò tempo nel ricordarle. Basta sottolineare che l’esordio fu un successo assoluto; in quelle prime pagine il mondo di Peter Parker è già definito chiaramente: il timido Peter è un orfano cresciuto (troppo) amorevolmente dagli zii Ben e May ed è uno studente modello con il pallino delle scienze e con un livello di vita sociale pari a zero; durante una dimostrazione scientifica un ragno interferisce con un esperimento, viene contaminato e punge il Nostro, trasformandolo in quello che sappiamo. Inizialmente esaltato dalla sua nuova condizione Peter cerca di approfittare della situazione per fare un po’ di soldi e contemporaneamente assume un atteggiamento un po’ superbo: proprio a causa di questo suo menefreghismo decide di non fermare un ladruncolo che avrebbe potuto catturare con una mano sola e con gli occhi bendati. Il ladruncolo tenta un furto in casa Parker, lo zio Ben lo sorprende e per questo viene ucciso. Peter non lo sa ancora, ma la scoperta al momento della cattura è scioccante: in poche parole lui stesso è il responsabile della morte dell’amato zio.

Si erano già visti eroi nati per vendicare la morte dei propri cari, ma mai si era narrato di un eroe che era anche la causa della propria condizione. Questa è la colpa di Peter ma è anche la sua maggiore forza: da un grande potere derivano grandi responsabilità, una vera rivoluzione per l’epoca.

Da qui in avanti è tutto un crescendo: di comprimari riuscitissimi, di avventure sempre più al limite e di situazioni più o meno tragiche, ogni tanto intervallate da qualche lieto evento.

Le storie si fiondano nell’attualità dell’epoca e tutti i temi più importanti vengono trattati: a partire dalla guerra in Vietnam, passando per le rivolte studentesche per arrivare all’abuso di droghe da parte dei giovani. Storie che entrano nella Storia, e lo fanno di diritto e con prepotenza.

All’inizio di questo intervento ho scritto di provare ancora emozioni nel leggere le avventure dell’ Uomo Ragno: perchè Peter Parker è un idolo assoluto per i teen ager e per quelli che non lo sono più. Lo è per chi ha iniziato a leggerne le avventure da giovane e non ha più smesso di farlo: i suoi fan sono cresciuti insieme al loro eroe, si sono laureati con lui, hanno fatto il militare insieme a Flash, si sono innamorati per la prima volta della loro Gwen Stacy, hanno iniziato a lavorare, hanno pianto la morte di amici e fidanzate/i, si sono sposati, hanno rischiato il divorzio…

Tutto ciò perchè il maggior pregio dei fumetti Marvel è, da sempre, il contesto reale nel quale sono ambientati. Quella fu la chiave del successo, l’ idea rivoluzionaria che permise alla Casa delle Idee di fare centro.

Una semplice (a posteriori) intuizione che è alla base di ogni protagonista del Marvel Universe ma che, a parer mio, è quel qualcosa che rende Peter il meno super e il più umano degli eroi; la sua forza di volontà, il suo coraggio, il suo senso di responsabilità, la sua capacità di non mollare mai anche quando nessuno lo obbliga a fare quello che fa: vorrei che esistesse una persona reale capace di tutto questo, vorrei davvero un Peter Parker come amico.

gra

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