“ARROW” recensione semi-seria della Serie TV

 
Locandina della serie tv “Arrow” (badtv.it)

 

Dopo un anno e mezzo dalla chiusura di Smallville, The CW decide che è giunto il momento di chiamare in scena  Greg Berlanti, Marc Guggenheim e Andrew Kreisberg, sceneggiatori con un passato di tutto rispetto presso la Marvel e la DC (ma soprattutto Berlanti co-sceneggiatore di Green Lantern the Movie), per portare sul piccolo schermo le gesta del playboy miliardario Oliver Quinn aka Green Arrow aka per gli italiani Freccia Verde.
Da lì al grande passo per produrre il Pilot è velocissimo. Forti del successo di Smallville e  soprattutto una CW orfana di una serie supereroistica, ecco spuntare il nome di un semisconosciuto modello e un paio di comprimari scelti da serie appena cancellate e via negli studi televisivi a girare il primo episodio. Il Pilot viene mostrato in anteprima ai dirigenti e produttori del canale televisivo statunitense, poi a un pool di ragazzi fanatici del fumetto made in USA. Il verdetto è unanime: si va avanti!
E così ci troviamo una serie che, premiata dagli ascolti iniziali, raggiunge sempre di più un consolidato pubblico (cosa che non succedeva dalle prime stagioni di Smallville) e alla fine si decide di ordinare una stagione completa e un rinnovo per la seconda, chiamando in causa molti più Villain e attori (sempre provenienti da altre serie tv).
Certo, “la fedeltà o meno all’opera originale non è una discriminante valida per giudicare un prodotto” e noi da nerd incalliti ci troviamo ad ammettere che spesso questa frase rispecchia la verità totale. L’umorismo sottile e velato e spesso dissacrante di Quinn, in questa trasposizione non è manco sottolineato e soprattutto le sue inclinazioni politiche che fa di Green Arrow l’unico eroe DC ad essere apertamente comunista non ve n’è traccia. Eppure, come dice una famosa opera… Eppur, si muove!
L’attesa era tanta, e l’impressione avuta appena finito a vedere il Pilot è stata tutto sommato positiva. Procediamo però a un’attenta analisi del Pilot.
Attori: sembrano ricalcare lo standard televisivo. Prendi un belloccio, prendi una belloccia, infarcisci di triangolo amoroso, metti un’identità segreta a uno dei tre da usare sullo sfondo della vicenda, e il serial è pronto per entrare nelle case di tutti! Gli ascolti italiani l’hanno stra-premiato. Stephen Amell non sa recitare, sia ciaro, però riesce a catturare lo schermo con la fisicità di un attore che prima di essere tale, è un atleta. Sue le coreografie e nessuno stuntman. Questo è un grandissimo pregio. Il resto del cast fa da supporto come si vuol intendere e non lascia trasparire ancora nulla, oramai giunti quasi alla conclusione della prima stagione.
Personaggi provenienti dal fumetto: ci sono, eccome se ci sono. Parliamo di Huntress e di come riesca a funzionare nonostante gli sia stato dato ancora poco spazio? Infatti, anche quel ruolo è stato premiato con un recruit series che vedrete più avanti e sicuramente nella prossima stagione. Parliamo di Deathstroke? Fantastico, nonostante lo vediamo ancora nei flashback, con un costume simile al fumetto e una fisicità superiore perfino a Oliver. Se poi prendiamo Manu Bennett (l’enorme e bravissimo Crixus in Spartacus) a indossare i suoi panni, beh il successo è assicurato.  Si parla poi di Vertigo e altri minori, ma la scelta di cambiare dal fumetto alla tv è dettata da una richiesta di maggiore realtà. Ci sono poi cambiamenti essenziali nella vicenda, dall’addestramento, alla famiglia di Oliver, ma poco importa perché sappiamo che lo show si muove dapprima su un canale preferenziale di prima serata fatto di adolescenti e pre-adulti, e secondo dalla voglia di cambiare un po’ le carte in regola, e quindi ci ambientiamo. Badate bene, ambientare significa incazzarsi prima e reagire dopo averne metabolizzato i cambiamenti.
Regia e sceneggiature: basilare e essenziale da tv series. Storie discrete e che prendono senza lasciarti annoiare e tra l’altro (anche con mota enfasi lo scrivo), pochi i filler che portano lontano dall’interessarsi all’intera vicenda narrata.
Conclusioni: Che dire, il fumetto DC ha sempre portato grossi scompensi all’industria cinematografica (escludendo il Sups di Donner e il Batman di Nolan, ma qui ci sono pareri discordanti), e trovarci di fronte all’ennesima rivisitazione ci fa storcere il naso. Eppure, Arrow, non essendo il capolavoro dei capolavori si lascia vedere per la sua semplicità e perché diciamocela pure, Green Arrow spacca i culi e basta parlare solo di Batman come del cavaliere mascherato. Ricordate gente, Bruce non uccide, Oliver si.
Un più che discreto risultato che saprà farci godere se si innalzerà la qualità della show, ma che potrebbe farci imbestialire come Darkseid se nei prossimi episodi si parlerà solo di amore e cazzate varie.

 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...